CRITICAL TEXT

UTOPIA

– A Casa, n°45 –

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OU-TOPIA, EU-TOPIA, DESIGN

A reflection about the concept of “utopia” in nowaday Design.

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English text:

When around 1526 Thomas More wrote “Utopia” was well aware of the play of meanings that in English could onset, since the pronunciation of Utopia (Ou-Topos, non-held) is identical to that of eutopia (eu-topos, good -place ). Utopia here wants to be the “good place” from which to imagine the genesis of 3D objects, products or architectures. As Proudhon said about Anarchy, Utopia is a star that will never be reached, but without which the sailor loses route. These experiments are therefore anarchists and sailors, given the pre-eminence of the water element, conducted for the exploration of new perspectives for the design, treated as a travel route to the island of More or the island of Saramago. The search for the construction of a place that does not exist is an opportunity to think about the set of objects that constitute it and in terms of ‘imaginary tae theme is similar to “Alternatives in societies”, that meets the same functional requirements: move the point of view of which to design. Utopia in the views is located at infinity, beyond the physical dimension, meta-physics, therefore, recalling the sense in painting DeChirico, where it is deep ties with the philosophy of Hume and all subsequent speculation that passing from Kant to Wittgenstein divides reality from its representation. Utopia is a mental representation of the functional design, and the method has good companies from which it draws a certain legitimacy, such as the “state of nature” of Hobbes, a paradise for Christianity, Dulcinea to Don Quijote.

Italian text:

Quando intorno al 1526 Thomas More scrisse “Utopia” aveva ben presente il gioco di significati che in inglese poteva instaurarsi , visto che la pronuncia di Utopia ( Ou-Topos, non-luogo ) è identica a quella di eutopia (eu-topos, buon-luogo ). Utopia vuole qui essere il “luogo buono” a partire dal quale immaginare la genesi di oggetti 3D, prodotti o architetture. Come diceva Proudhon a proposito dell’Anarchia, l’Utopia è una stella che non verrà mai raggiunta ma senza la quale il navigante perde la rotta. Questi sono dunque esperimenti anarchici e marinai, vista la preminenza dell’elemento acqua, condotti per l’esplorazione di prospettive inedite per la progettazione, assimilata ad un percorso di viaggio verso l’isola di More o l’isola di Saramago. La ricerca della costruzione di un luogo inesistente diventa occasione per pensare l’insieme degli oggetti che lo costituiscono e  sul piano dell’ immaginario tae tematica è analoga ad  “Alternatives in Societies”, cioè risponde alle stesse esigenze funzionali: spostare il punto di vista da cui partire per progettare. In Utopia il punto di vista viene collocato all’infinito, oltre la dimensione fisica, meta-fisica dunque, richiamando il senso della parola nella pittura di DeChirico, laddove essa trova profondi legami con la filosofia di Hume e con tutta la successiva speculazione che passando da Kant fino a Wittgenstein scinde la realtà dalla sua rappresentazione.  Utopia è una rappresentazione mentale funzionale alla progettazione, e il metodo ha buona compagnie da cui trae una certa legittimazione, come ad esempio lo “stato di natura” di Hobbes, il paradiso per il Cristianesimo, Dulcinea per Don Quijote.